Pratyahara è proprio questo: ci si disconnette sensorialmente dal mondo esterno e si rimane inseriti in una situazione interiore

Pratyahara è un termine composto da due parole: praty = verso sé stessi e ahara = ritirare, stimolo.
Ne consegue che pratyahara è quel tipo di atteggiamento yogico che va al di là degli organi di senso e che diventa importante nel momento in cui nasce il desiderio di rimanere soli. L’attenzione viene diretta verso l’interno con un graduale distacco dall’ambiente esterno.

La ritrazione dei sensi non è uno stato di vuoto ma di piena consapevolezza della propria esistenza.

Stato di pratyahara: uscire dalle percezioni esterne a cui siamo abituati ed entrare in una sensazione interiore. Qualcosa che si produce all'interno e che ci porta comunque fino al livello della pelle. Quando arriviamo a pratyahara siamo a un bivio, pratyahara è un cambiamento, un punto di scambio dove la coscienza si indirizza verso l’interno.
Pratyahara potrebbe essere visto anche come un ritrarre la propria attenzione, la propria coscienza, e rivolgerla verso qualcosa di molto limitato; è come passare dall'utilizzo di una lente a grandangolo ad una lente che mette a fuoco un particolare. Questo non è importante solo nello yoga ma anche nella vita.

Se il nostro obiettivo da raggiungere è questo stato di pratyahara (uno stato di coscienza uniforme e non specifica di una parte o dell’altra del corpo), allora, anche nella pratica di asana, il nostro modo di praticare cambia: il nostro scopo non è più quello di alzare un braccio o di sollevare una gamba ma è quello di arrivare a una coscienza uniforme.
Non è un dimenticarsi di esistere ma è un uscire da tutte quelle differenziazioni che assume il sé (il sé del braccio… il sé della gamba…) e sentirsi nell’insieme, in una condizione in cui non prevale più una parte o l’altra del corpo, ci si sente un nucleo completo.

Nella maggior parte delle scuole di yoga si preferisce rimanere a livello di posture; si sbizzarriscono nella proposta di varie posizioni anche complicate, però, non si prendono la responsabilità di scendere più nel dettaglio e di toccare anche questi aspetti dell’esistenza che sono i più importanti.
Dal punto di vista dello hata yoga il concetto è il medesimo ma visto da una angolazione diversa.
Si tratta di attivare una specie di connessione e di scambio tra la parte anteriore del corpo e la parte posteriore. Fin dalla prima infanzia siamo abituati ad aprirci al mondo esterno attraverso il lato anteriore e perdiamo contatto con il lato posteriore che rimane una parte difficile da incontrare e che spesso presenta delle difficoltà.