Come base della disciplina dello yoga troviamo questo concetto: il ruolo di colui che è in grado di percepire: Drsta (Bhole)

La differenza tra la filosofia, le religioni e lo Yoga è che lo Yoga non si sofferma su concetti di discussione o a livello di elaborato filosofico ma ci parla sempre di esperienza e dice: quando ne avrai fatto l’esperienza, saprai; “se vuoi capire di che cosa tratta lo yoga fai la tua esperienza”.

Lo yoga è una via di auto-realizzazione e di conoscenza di Sé e non ci si può conoscere leggendo libri o rivolgersi al mondo esterno per sapere chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo; per rispondere a queste tre domande fondamentali della tradizione Vedica lo yoga chiede di rivolgersi all’interno del proprio essere. E' una via esperienziale, non religiosa cioè basata su dogmi e atti di fede, né scientifica basata su dati oggettivi ricavati da strumenti meccanici e tecnologicamente avanzati, ma è una via “soggettiva” dove colui che pratica è la fonte stessa per la conoscenza del proprio Sé.
Questo modo di conoscere viene chiamato conoscenza yogica. È una conoscenza che deriva da esperienze che avvengono all’interno del corpo: caldo, freddo, pesantezza, fame, sete, dolori, mancanza di respiro e di tutte quelle sensazioni psico-fisiche che ci mettono in contatto con noi stessi.

In yoga lavoriamo con esperienze che possiamo dire essere relative con noi stessi, perciò è importante capire che dobbiamo e come possiamo stabilire questo contatto con il corpo ed entrare all’interno; la motivazione principale è arrivare a fare esperienza della nostra stessa esistenza.

La comprensione dell’esistere ci porta non solo a una conoscenza individuale ed egoica ma per abbracciarne la totalità dovremo riconoscere la nostra natura illimitata e universale cioè spirituale.

Lo yoga si suddivide in due categorie principali:

  • Yoga materiale (lo yoga in unione con il mondo esterno).
  • Yoga spirituale (lo yoga che ci porta in unione con noi stessi).

La conoscenza che ci viene dallo yoga è un apprendimento diverso dall’imparare attraverso gli organi di senso; la maggior parte di noi, nella vita quotidiana, dipende quasi totalmente dagli organi di senso e per questo si ha solitamente una difficoltà a percepire il corpo.

Tutto quello che, a suo tempo, era stato intuito dagli yogi, può essere tranquillamente tradotto in linguaggio medico al giorno d’oggi.
La conoscenza yogica, in termini medici, viene indicata come:

  1. conoscenza propriocettiva
  2. conoscenza viscerocettiva
  3. conoscenza vestibolare

La medicina parla di un meccanismo che rende possibile l’esperienza interiore (cioè la percezione corporea) e chiama questo meccanismo azione propriocettiva.
Anche gli organi ci danno sensazioni queste esperienze nel linguaggio medico sono definite viscerocezioni.
Il terzo parametro è l’esperienza vestibolare, percezione della stabilità e dell’equilibrio corporeo.
Questi tre parametri (consapevolezza propriocettiva, vestibolare e viscerocettiva possono creare la base per la conoscenza yogica.

Nello yoga quando parliamo di purificare il corpo significa praticare esercizi per ritornare a delle percezioni propriocettive, viscerocettive e vestibolari equilibrate. Questo equilibrio può essere ottenuto con le attività fondamentali: asana, pranayama dharana-dhyana.

Il quadro che riassume il concetto della conoscenza yogica si sintetizza in questi termini: lo yoga è una via di ritorno della coscienza a sé; per realizzare questo ritorno si inizia con l’ avvicinarsi al proprio corpo e al proprio respiro facendo una esperienza propriocettiva personale. La coscienza inizia così a percepire la manifestazione concreta proprio essere. Il primo passo è dunque l’imparare a percepire la varie parti di sè.

Come base della disciplina dello yoga troviamo questo concetto: il ruolo di colui che è in grado di percepire - l’oggetto percepito - la percezione.
Nella pratica si fa sempre riferimento a queste tre situazioni; sono tre aspetti importantissimi per capire i molti approcci della cultura indiana e della cultura yogica.
C’è una capacità individuale: colui che percepisce; percepisce in quanto ha la capacità di percepire; che cosa percepisce? Percepisce un oggetto.

Questi tre aspetti della letteratura yogica sono basilari e vanno compresi molto bene:

  1. colui che percepisce
  2. la cosa percepita
  3. l’atto del percepire, la percezione

I tre termini nel linguaggio
yogico sono:

  1. colui che percepisce: Drsta
  2. la realtà percepita: Darshana
  3. La percezione: Drsya

Nello yoga colui che percepisce cosa impara a percepire? Sé stesso.

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