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    In verità questo grande, increato atman è fatto di coscienza nelle percezioni dei sensi. (Brhadaranyaka up. IV, 22)
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    La luce poi che risplende al di là del cielo, oltre ogni cosa, oltre tutto, nei mondi supremi, insuperabili, in verità è quella stessa luce che è dentro all’uomo. La vista di essa si ha quando nel nostro corpo, toccandolo, si sente calore. (Chandogya Up. III, 13, 8)
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Significato di Klesa

Il concetto di klesa riguarda tutti quei parametri che ci tengono in uno stato alterato e ci portano alla sofferenza. Lo stato alterato è anche simile al concetto di emozione, uno stato in cui siamo mossi da qualcosa o qualcuno… non siamo in uno stato di equilibrio di base.

Avidya è l’origine di tutti i klesa, le afflizioni; tutti i Klesa sono aspetti di Avidya.
A = non + vidya = conoscenza reale, non conoscenza, mancanza di una corretta conoscenza…
È l’ignoranza che impedisce di conoscere la realtà e che riguarda sia l’aspetto materiale che quello metafisico. Avida è il supporto per gli altri klesha, da avida si generano gli altri che scompaiono quando scompare la fonte dell’errore. Qual è l’errore di avidya?

Avidya è una forma di conoscenza erronea che vede il permanente, il puro, la felicità e il sé, rispettivamente nell’impermanente, nell’impuro e in ciò che è diverso dal sé.
Ciò che si desidera, in quanto ritenuto fonte di felicità, lo si ottiene quasi sempre con sacrificio, lo si conserva con apprensione e lo si perde soffrendo: se osserviamo il nostro rapporto con ciò che dovrebbe rendere felici, vediamo come si tratti invece di una dipendenza che, nelle diverse circostanze, è sempre causa di sofferenza.
Come ridurre avidya?
Le manifestazioni sono eliminate con la meditazione. PYS 2, 11

La meditazione può essere praticata in modi diversi. L’essenza è sempre quella di purificare, discriminare. Non identificarsi con gli oggetti della nostra felicità, nel senso di sentire che possiamo essere felici solo in presenza o possedendo un determinato oggetto (fisico o non fisico).

  • Orientarsi verso una realizzazione di sé stessi.      Passare da identificazioni negative a identificazioni positive.

Cercare di realizzare le nostre inclinazioni interiori, le nostre qualità, ciò verso cui ci sentiamo naturalmente attirati.
Al lavoro di purificazione può succedere quello dell’integrazione. Quello dello sviluppo della nostra personalità. Questi vuoti che abbiamo creato dentro che possono lasciare spazio per altri disturbi.

  • La riduzione di avidya è non identificarsi con      false personalità o ruoli che non siamo noi, che non rappresentano la      nostra condizione interiore.

 Le sub personalità.
Le sub personalità sono strutture che hanno una vita propria, una loro autonomia, una loro coscienza, hanno dei loro bisogni, hanno una loro volontà. Quindi è come se nella nostra vita giocassero dei ruoli che fanno la parte del leone. Come se fossimo vissuti da tutti questi io dove a seconda delle circostanze che noi viviamo qualcuna di queste parti prende il sopravvento e noi pensiamo di essere quello.
Tutte queste voci e questi personaggi che siamo o che vorremmo essere dovrebbero essere resi consapevoli e integrati con quella che è la nostra parte consapevole, con il nostro sé.

  1. Cercare a livello corporeo tutto quanto è presente.      Cercare di cogliere il messaggio sottile della sensazione. Ogni realtà      corporea è una realtà del vissuto.
  2. Imparare a dare ascolto a realtà interiori che meno      consideriamo o che per qualche motivo trattiamo in cattivo modo attraverso      il giudizio, ignorando o mettendo a tacere tutto quello che emerge dentro      di noi. Tutte le sottili sensazioni e impressioni.
  3. Nel tantrismo si lavora quando i klesha non sono      attivi, quando hanno poca forza e non nei momenti di maggiore intensità.      Nel momento del rilassamento cercare un cambiamento. Cercare di fare luce      su sé stessi.

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