La pratica

Il tipo di Yoga proposta nel nostro centro, sia per quanto riguarda i corsi settimanali sia per le formazioni, pur mantenendosi rigorosamente all’interno della tradizione dello Yoga pone l’accento sul “Momento Esperienziale” cioè su quando l’individuo è in grado di percepire, sentirsi, muoversi all’interno del proprio essere.
Non facciamo Yoga per diventare ginnasti né dotti spiritualisti ma per conoscere “umanamente” noi stessi. È realmente uno Yoga adatto a tutti quello proposto, è il modo per non escludere nessuno dal cogliere l’occasione per un incontro con lo yoga. L’esperienza quotidiana mostra che la maggior parte delle persone hanno difficoltà anche solo a stare seduti a terra nella “posizione semplice” a gambe incrociate (Svastika-asana). “Fare Yoga” per noi diventa piuttosto “entrare nello Yoga” cioè nello stato mentale che lo Yoga suggerisce (yogascittavrittinirodhah). Praticare asana vuol dire prima di tutto riconoscere il proprio stato, (il significato sanscrito di asana è “stato in cui si è”), essere dunque in contatto, primariamente con la propria condizione.
Conoscersi vuol dire essere in grado di sentirsi, di percepire il proprio respiro ed essere consapevoli dello stato mentale per poter adottare pratiche utili alla propria vita nel rispetto dei limiti e nell’accoglienza delle proprie potenzialità.
In accademia apprendiamo i principali concetti dello Yoga imparando a percepire i nostri ritmi vitali. Iniziamo a praticare partendo da quello che siamo, rimanendo in ascolto e lasciandoci guidare dall’ esperienza. L’asana, la postura, diventa subito una fioritura, un momento di rilassamento e di orientamento verso l’interno. Stiamo in ascolto del respiro ed impariamo a riconoscerne gli effetti in ogni area del corpo. La meditazione a fine lezione completa le pratiche: impariamo l’osservazione del flusso dei pensieri, li lasciamo scorrere, per porre infine la nostra coscienza verso uno stato silenzioso che, uno Yoga così praticato, può ristabilire in noi.